martedì 15 novembre 2011

L'amore fatale, McEwan

Il tema del romanzo è l’erotomania, malattia delirante in cui il soggetto si convince che qualcuno sia innamorato di lui, non importa se estraneo o conoscente. In particolare si fa riferimento alla sindrome di de Clérambault, annotata da uno psichiatra francese che ebbe tra i suoi pazienti una donna convinta che Re Giorgio V la amasse pazzamente: la donna si appostava per ore presso i cancelli di Buckingham Palace, certa che tutta Londra sapesse dei sentimenti del re, e che questo comunicasse con lei grazie a messaggi codificati nel movimento delle tende del palazzo reale.

La trama è messa in moto da una mongolfiera che perde il controllo in un parco di Londra, descrizione agghiacciante e spettacolare dell’istante di disgregazione del quotidiano, cioè di quel punto di appoggio (l’ubi consistam di Archimede) sopra il quale si compone e realizza la vita. Ed è proprio nel mezzo dello sfacelo che si incontrano l’io narrante e il suo futuro persecutore (stalker nel linguaggio degli ultimi anni).

Il romanzo è bello e avvincente. McEwan non si limita a fare la cronaca di un caso psichiatrico bizzarro, perché ''quando ci si innamora l'altro diventa un'ossessione'', e questo mi è sempre sembrato che potesse valere per chiunque. Come si riesce a stabilire il confine oltre il quale il desiderio erotico si trasforma in patologia?

Mi chiedo cosa ci spinga a vivere i sentimenti in questo modo. Una risposta è che l’ossessione rende onnipotenti e solipsisti: il pazzo a un certo punto scrive al protagonista ‘’non negare mai la mia esistenza, perché coinciderebbe col negare la tua’’. Nel suo delirio è come se rifiutasse il principio di realtà, sprofondando in un mondo totalmente intrapsichico ma, attenzione, del tutto privo di allucinazioni: egli piega la realtà ma non ne crea un'altra. Questo fanno molti di coloro che ''amano da lontano'': mi riferisco a quella che potrei chiamare sindrome di Von Aschenbach (vedi Morte a Venezia).

Ecco consiglio questo romanzo come esercizio per liberarsi dall'odore di disinfettante che pervade non solo Venezia nel romanzo di Mann, ma il cervello di chi mette in opera questo meccanismo nefasto, anche se il più delle volte non patologico.

1 commento:

  1. Mi é piaciuta molto la tua recensione del romanzo anche se non mi attrae la sindrome che descrive. Fai capire bene di cosa si tratta e soprattutto di come sia sfumato, anche nel campo della passione erotica, il limite fra la "normalità" e la patologia, fra un innamoramento intenso e la persecuzione dell'oggetto amato. Mi é piaciuto leggerti. Forse più della prospettiva di passare un paio d'ore con il libro in mano e quella matta in testa... :) Complimenti da thomashobbes

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