giovedì 21 giugno 2012

Il Figlio del Dio Tuono, A. Paasilinna

Il cielo dei Finnici e’ molto piu’ vecchio del resto del mondo e i loro dei lo sono ancora di piu’. Non ce ne sono di piu’ antichi. Il dio del tuono, il piu’ antico di tutti, era gia’ quasi vecchio come oggi quando niente ancora era stato creato e nessun altro dio era nato. Oltre ad essere il piu’ vecchio, e’ anche il piu’ severo e il piu’ potente. E’ il migliore.

Da ormai molti secoli, i Finnici hanno abbandonato la loro fede ancestrale, in favore di religioni straniere e falsi idoli. Riti e sacrifici a Ukko Ylijumala, dio del Tuono, o a Pelto-Pekka, dio della birra, non sono piu’ officiati. Costernati da questa situazione, le divinita’ finniche decidono di inviare sulla Terra Rutja, figlio del dio Tuono, per un ultimo, estremo, tentativo di conversione. Il corpo scelto per l’incarnazione e’ quello di Sampsa Ronkainen, un bottegaio di Suntio, un povero cristo vessato dalle continue richieste di parenti, compaesani e dipendenti.
Rutja scopre presto che in un corpo umano la vita e’ ben piu’ complicata di quella di un dio onnipotente. Piu’ complesso e’ anche il confronto con il popolo finlandese standone in mezzo, piuttosto che osservandolo dall’alto dei cieli. Tuttavia la sicurezza e la forza caratteristiche di un dio non abbandoneranno Rutja durante la sua opera di conversione.

Dopo Doppler, questa e’ per me un’altra convincente lettura scandinava. Anche qui si parla di Natura, di mondi magici e inesplorati, antichi e recenti. I personaggi sono in fondo gente comune, niente eroi, persone come noi confuse e incasinate, ritrovatesi all’improvviso in situazioni paradossali, che offrono una prospettiva nuova sulla nostra normalita’. Certo, non ha la pretesa di essere un testo cerebrale, e qualcuno puo’ vedere in cio’ un grosso difetto.
Ne Il figlio del Dio Tuono, incuriosisce l’ambientazione popolata da divinita’, gnomi, fatine e mostriciattoli delle credenze popolari finlandesi e intriga l’originalita’ dell’incipit. Si ride poi per situazioni paradossali e strampalate, soprattutto quando Rutia si confronta con le opere terrestri del suo collega Gesu’. Certo, non e’ un capolavoro. La trama mi sembra arrancare, ad esempio, soprattutto in chiusura del romanzo. Ma l’ambiente fatato e surreale, assieme allo stile schietto e arzillo, regalano qualche ora di genuina e divertita rilassatezza in lettura. Non mi sembra proprio poco.


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