giovedì 2 febbraio 2012

Wislawa Szymborska

Per ricordare questa meravigliosa poetessa, scomparsa ieri, pubblico le due sue poesie che ho più amato negli ultimi anni.

La breve vita dei nostri antenati

Non arrivavano in molti fino a trent'anni.
La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre.
L'infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo.
Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere
prima che tramontasse il sole,
prima che cadesse la neve.
Le genitrici tredicenni,
i cercatori quattrenni di nidi fra i giunchi,
i capicaccia ventenni -
un attimo prima non c'erano, già non ci sono più.
I capi dell'infinito si univano in fretta.
Le fattucchiere biascicavano esorcismi
con ancora tutti i denti della giovinezza.
Il figlio si faceva uomo sotto gli occhi del padre.
Il nipote nasceva sotto l'occhiaia del nonno.
E del resto non si contavano gli anni.
Contavano reti, pentole, capanni, asce.
Il tempo, così prodigo con una qualsiasi stella del cielo,
tendeva loro la mano quasi vuota,
e la ritraeva in fretta, come dispiaciuto.
Ancora un passo, ancora due
lungo il fiume scintillante,
che dall'oscurità nasce e nell'oscurità scompare.
Non c'era un attimo da perdere,
domande da rinviare e illuminazioni tardive,
se non le si erano avute per tempo.
La saggezza non poteva aspettare i capelli bianchi.
Doveva vedere con chiarezza, prima che fosse chiaro,
e udire ogni voce, prima che risonasse.
Il bene e il male -
ne sapevano poco, ma tutto:
quando il male trionfa, il bene si cela;
quando il bene si mostra, il male attende nascosto.
Nessuno dei due si può vincere
o allontanare a una distanza definitiva.
Ecco il perché d'una gioia sempre tinta di terrore,
d'una disperazione mai disgiunta da tacita speranza.
La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per aggiungere qualcosa.

Progetto un mondo

Progetto un mondo, nuova edizione,

nuova edizione, riveduta,

per gli idioti, ché ridano,

per i malinconici, ché piangano,

per i calvi, ché si pettinino,

per i sordi, ché gli parlino.


Ecco un capitolo:

La lingua di Animali e Piante,

dove per ogni specie

c'è il vocabolario corrispondente.

Anche un semplice buongiorno

scambiato con un pesce,

àncora alla vita

te, il pesce, chiunque.


Quell'improvvisazione di foresta,

da tanto presentita, d'un tratto

nelle parole manifesta!

Quell'epica di gufi!


Quegli aforismi di riccio,

composti quando

siamo convinti

che stia solo dormendo!


Il tempo (capitolo secondo)

ha il diritto di intromettersi

in tutto, bene o male che sia.

Tuttavia - lui che sgretola montagne,

sposta oceani

ed è presente al moto delle stelle,

non avrà il minimo potere

sugli amanti, perchè troppo nudi,

troppo avviniti, col cuore in gola

arruffato come un passero.


La vecchiaia è solo la morale

a fronte d'una vita criminosa.

Ah, dunque sono giovani tutti!

La sofferenza (capitolo terzo)

non insulta il corpo.

La morte

ti coglie nel tuo letto.


E sognerai

che non occorre affato respirare,

che il silenzio senza respiro

è una muscia passabile,

sei piccolo come una scinitlla

e ti spegni al ritmo di quella.


Una morte solo così. Hai sentito

più dolore tenendo in mano una rosa

e provato maggiore sgomento

per un petalo sul pavimento.


Un mondo solo così. Solo così

vivere. E morire solo quel tanto.

E tutto il resto eccolo qui -

è come Bach suonato per un istante

su un bicchiere.

2 commenti:

  1. bellissime poesie! che peccato non sapere il polacco. leggere la poesia tradotta è sempre strano. è come ascoltare uno che gioca a taboo... quel gioco di società dove devi fare indovinare una parola cercando di descriverla senza usare una serie di altre parole.
    mi sembra sempre di perdermi qualcosa quando leggo le poesie tradotte, che la risposta sia a portata di mano ma irraggiungibile!

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  2. certo, in effetti si legge un'altra poesia. in questo caso però il traduttore era (anche lui è morto) eccezionale.

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