Non tutti sanno che Zygmunt
Bauman e’ un grande sociologo contemporaneo, la cui teoria della vita liquida e’ in gran voga tra
intellettuali e commentatori. Piu’ che per questo, in realta’, ne apprezzo
l’uomo, che ha il piglio del classico vecchietto del bar sull’angolo, quello che
esprime i suoi pareri non richiesti disturbando la clientela. Con uno stile
agguerrito, Bauman presenta le sue osservazioni senza richiedere alcuna approvazione
al lettore, mentre la sua analisi e’ guidata da una curiosita’ genuina e da una
vasta cultura. E ora, il libro.
Uomini e donne contemporanei desiderano
una relazione che gli sia di aiuto nei momenti di difficolta’ dell’esistenza
ma, allo stesso tempo, vogliono che lo stesso vincolo sia leggero, libero,
pronto a essere sostituito con uno migliore. Da questo nucleo Bauman parte per
un’analisi ben piu’ vasta, ma mai banale, che spazia dalla relazione nel social network a quella tra migrante e ospitante
al giorno d’oggi. In questo libro, per la scientificita’ dell’analisi, Bauman e’ un chirurgo che seziona e ci mostra i diversi tessuti dell’organismo sociale
umano. Il punto di vista non annoia mai. Tante volte viene da dire ma perche’ non ci avevo pensato prima?
Il saggio e’ quindi molto
interessante, ma ne’ di immediata comprensione ne’ organico. La prima
osservazione e’ personale - ho dovuto leggerlo due volte - mentre la seconda e’
dell’autore stesso, come afferma nell’incipit del libro, data la vastita’ del
tema trattato. Tuttavia e’ una lettura che merita. Se questo studioso ultraottantenne
e’ tanto incuriosito dal mondo da avventurarsi alla sua eta’ in Twitter, non
possiamo fare anche noi un piccolo sforzo a
buon rendere per riflettere su come viviamo?